Pubblicato finalmente il componimento inedito del giovanissimo scrittore,
allievo del Collegio dei Nobili a Milano (da "Il Gazzettino" sabato 24/8/96)

*Manzoni in versi contro un prete "indecente"*

"Quanto i colombi amici son del nibbio/ tale di te son io/ o tu che sotto
l'indomabil adipe/ nascondi un cor sì rio/" ...
È questo l'attacco della poesia inedita di Alessandro Manzoni, della quale
era stato annunciato il ritrovamento nell'inverno scorso. Allora, però, il
testo non era stato diffuso, in attesa della pubblicazione, che è avvenuta
proprio in questi giorni, da parte dell'Accademia di scienze, lettere ed
arti di Brescia, dell'opuscolo nel quale si dà conto dell'importante novità
ad opera di Luigi Amedeo Biglione di Viarigi, autore della scoperta
medesima.
Il titolo del componimento manzoniano è "Ad un calunniatore: padre Volpini
barnabita" e fu scritto da Alessandro Manzoni nel 1801, all'età di 16 anni,
quando era studente del Collegio dei Nobili di Milano.
Il testo è stato ritrovato dal professor Biglione di Viarigi nell'archivio
familiare dei conti Lechi di Brescia.
Si tratta di una copia trascritta da Luigi Lechi (1786-1867), compagno del
grande scrittore lombardo.
Alessandro Manzoni aveva disconosciuto quella acerba satira, come del resto
gran parte della produzione poetica precedente alla conversione religiosa.
Padre Gaetano Volpini, vice direttore dell'istituto milanese, era
l'insegnante di Manzoni, che davanti ai suoi occhi si era macchiato di
efferate crudeltà e vizi.
L'autore del rinvenimento non ha trovato elementi sufficienti per chiarire
con precisione i motivi che avevano portato il sedicenne Alessandro a
detestare così violentemente il religioso barnabita: probabilmente lo aveva
severamente redarguito, in seguito alla soffiata di un compagno di studi.
"A che ti val la venerata tunica/ e la mistica cherca?"
Si chiede il Manzoni, che vede il religioso arso da una "fetida libidine",
che lo rendeva "schiavo d'un fanciullo".
Una satira, dunque, che prendeva di mira gli impulsi indecenti di padre
Volpini, che dell'"innocenza abusa".
Tuttavia sui "turpi fatti, e sordidi" invitava a tacere la propria "pudica
musa".
Nei versi finali il Manzoni manifestava la volontà di vendicarsi con la
frusta: così gli avrebbe scosso "la pinguedine" e "solcato dai colpi aspri e
terribili/ ne rimarrebbe l'osso". Ma ecco tutta l'indignata poesia.
N. A.


Ad un calunniatore P. Volpini barnabita
di Alessandro Manzoni

Quanto i colombi amici son del nibbio
tale di te son io
o tu che sotto l'indomabil adipe
nascondi un cor sì rio.
Se son con vani segni, e sol con l'opere
biasmo, ed onor si merca
a che ti val la venerata tunica
e la mistica cherca?
Già non cela la fetida libidine
che t'arde le midolle,
e il molto bromio, che indigesto e fumido
nelle vene ti bolle.
Costui, che il cielo irride e che degli uomini
fa così rio trastullo,
costui, cui tanta in cor siede superbia
è schiavo d'un fanciullo;
e la ragione infante, e gli anni teneri,
e l'innocenza abusa,
e o vergogna ... Ma i turpi fatti, e sordidi
taci pudica musa.
Ed il pudore esalta, e il cielo assedia
con bugiarde preghiere
novel tartuffo; or tene il formidabile
flagello di mogliere.
Gelata il nero cor gli rode invidia,
e per amor di cristo,
con l'empia lingua il buon morde e perseguita
e favorisce il tristo.
Ben chi nome ti diè mala nè pocula
conobbe tua natura,
verso i potenti mansueta e timida,
verso l'imbelli dura.
Ma vieni contro a me, versata adopera
la disfrenata froda
tendi le insidie, ed in tuo danno callida
vi lascierai la coda.
Con l'apollinea verga la pinguedine
ti scuoterai dal dosso,
e solcato dai colpi aspri e terribili
ne rimarrebbe l'osso.
E vedrà la temuta luce e l'aria
quel ch'era in pria sepulto,
e in che t'affidi o stolto, a me non celasi
quel che ene di più occulto.

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La discriminazione religiosa esiste

di

25/05/2007 - 10:36

n Italia la giustizia non viene amministrata in nome del popolo italiano, ma in nome del dio dei cattolici. E' quello che emerge dalla conferma della condanna inflitta ieri al coraggioso giudice Tosti che lotta da anni per liberare i tribunali italiani dal simbolo ufficiale della religione cattolica che, appeso in quelle aule, sta a testimoniare che è quella religione e non altre, e nemmeno la Costituzione, il fondamento delle istituzioni e delle leggi. Un simbolo che colà esposto nega e offende il principio di laicità che tutti rispetta e tutti garantisce, indipendentemente dalla religione e dai valori filosofici e culturali a cui ciascuno liberamente si ispira.
Rinnoviamo la nostra solidarietà a Luigi Tosti inviando una e.mail di sostegno a lui e per conoscenza al Ministro della Giustizia,

Qui la notizia LEGGI - http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/crocifisso-appello/crocifisso-appello/crocifisso-appello.html

Qui la notizia LEGGI - http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/cronaca/crocifisso-appello/crocifisso-appello/crocifisso-appello.html

Qui gli indirizzi di Luigi Tosti e del Ministero della Giustizia : tosti.luigi@alice.it - callcenter@giustizia.it

Per effettuare una raccolta delle lettere di solidarietà potete inviarne copia qui   valceg@email.it

Data la gravità della condanna inflitta al Giudice Tosti vi segnaliamo l' importanza di una massima diffusione dei messaggi di solidarietà.

Giulio C.Vallocchia www.nogod.it

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sbattezzo

di

13/05/2007 - 19:47



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La campagna dello straccetto rosa

di

06/05/2007 - 03:17

Controradio ha lanciato una campagna contro l'insorgenza della Chiesa nella politica italiana. Dal momento che ritento quello della laicità un prinicipio fondamentale ed una conquista irrinunciabile del progresso della cultura, ho deciso di aderire alla campagna e di manifestare il mio impegno con una voce in più nella blogosfera.

uno straccetto di laicità

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Tag: laicità

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